Quanti italiani hanno sperato nell’arrivo di un eroe dopo la fine del governo Berlusconi? Quanti hanno desiderato spasmodicamente l’uomo che avrebbe guarito i conti pubblici, allontanato il rischio di default e spazzato via i privilegi della casta? Quanti giovani hanno pensato: “finalmente è arrivato il mio turno, ora si che per me le cose cambieranno”? [...]

Alle 21.42 del 12 novembre 2011, tra fischi e lanci di monetine, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è dimesso. Questo gesto spazzerà via il governo più longevo della Seconda Repubblica, un pezzo di storia e un modello sociale con cui gli italiani stentano ormai a riconoscersi. Leggi tutto

L’11 giugno 2011 l’Economist ha pubblicato un’inchiesta speciale sull’Italia dal titolo “The man who screwed an entire country”. La scelta di utilizzare la parola “screwed” nel titolo, che tradotto sarebbe “fottere”, non lascia molto spazio all’immaginazione. Siamo davvero un paese fottuto nelle mani di un premier eccentrico e vizioso che anziché pensare a risollevare le [...]

Sulle quote rosa… Il governo si sta attrezzando per sancire con legge il diritto delle donne a far parte, almeno per un terzo, degli organi decisionali. Leggi tutto

(…) Il recente fenomeno del crowdsourcing sembra rispondere a questa nuova prospettiva. Wikipedia definisce il crowdsourcing “un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio, di un prodotto ad un insieme di persone non già organizzate in una comunità virtuale”. Leggi tutto

Tre ministri (Istruzione, Lavoro e Gioventù)  sostengono di voler combattere la disoccupazione giovanile con un progetto, pomposamente chiamato Piano di azione per l’occupabilita’ dei giovani. Bene, benissimo, ma l’entusiasmo si smorza subito: gli investimenti sono pari a 1 miliardo di euro, non si prendono  iniziative contro il precariato, anzi inasprito dal collegato lavoro (a proposito: [...]

Tre ministri (Istruzione, Lavoro e Gioventù)  sostengono di voler combattere la disoccupazione giovanile con un progetto, pomposamente chiamato Piano di azione per l’occupabilita’ dei giovani. Bene, benissimo, ma l’entusiasmo si smorza subito: gli investimenti sono pari a 1 miliardo di euro, non si prendono  iniziative contro il precariato, anzi inasprito dal collegato lavoro (a proposito: [...]